Partita IVA per influencer e content creator: codice ateco e come aprirla

Partita iva per influencer e content creator

Se stai iniziando a lavorare online e vuoi saperne di più in materia di come e quando aprire la partita Iva per influencer e content creator sei nel posto giusto. Dovresti capire quale codice ateco è quello corretto in modo da regolarizzare la posizione nei riguardi del fisco, e per questo hai bisogno di un commercialista specializzato nel digitale.

La pima cosa da sapere è che allo stato attuale manca in Italia il codice ATECO per identificare queste professioni, per cui si attende una regolamentazione chiara che possa diventare un punto di riferimento per molti giovani che intraprendono queste nuove carriere.

Io lavoro nel digitale e da anni mi appoggio a Fiscozen, piattaforma di gestione della partita IVA, che offre anche un gestionale per avere sempre a portata di mano fatture, calcolo delle tasse e chat per chiedere aiuto. La prima consulenza è totalmente gratuita, quindi se vuoi aprire partita iva o cambiare commercialista approfittane.

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Partita Iva per influencer e content creator: come e quando aprirla

Come e quando aprire partita iva per influencer e content creator

Negli ultimi anni si stanno diffondendo professionisti che operano online, specialmente influencer e content creator con il desiderio di avviare un business di successo. A questo riguardo, ci si chiede come aprire la partita Iva per influencer e content creator, nonché quali codici ATECO scegliere per evitare accertamenti fiscali e sanzioni amministrative.

Si tratta di un tema abbastanza delicato per coloro che si avvicinano a queste attività e intendono svolgere il lavoro in modo continuativo e abituale. Solitamente, infatti, quando si assumono incarichi sporadici e che generano un fatturato annuo modesto sarà possibile farsi pagare con ritenuta d’acconto, ovvero effettuare prestazioni e collaborazioni occasionali non particolarmente remunerative, pur restando in regola con il fisco.

La questione si complica nel momento in cui il lavoro diventa costante, perché in situazioni del genere sarà fondamentale munirisi di partita Iva e scegliere un regime fiscale in linea con le specifiche esigenze. Quest’ultimo, nella maggior parte dei casi, sarà quello forfettario, in quanto assicura tutta una serie di benefici, fra cui la riduzione delle tasse dal versare, l’esenzione dell’Iva e l’applicazione dell’imposta sostitutiva.

Occorre poi procedere alla selezione del corretto codice ATECO ma sotto questo profilo occorre procedere con la massima prudenza, visto che in Italia, così come nel resto d’Europa, coloro che appartengono alla categoria generale degli influencer e dei creator digitali non sono stati ancora inquadrati dal punto di vista fiscale.

Commercialista per influencer e content creator

Ecco, quindi, che il supporto di un commercialista esperto in materia si rivela indispensabili al fine di non commettere errori di valutazione. Si ricorda che il codice ATECO non è altro che una combinazione alfanumerica che serve a identificare un’attività economica. Le lettere, più nello specifico, si riferiscono al macro-settore, mentre i numeri le varie sotto categorie.

Con Fiscozen, puoi ottenere una consulenza gratuita per sapere:

  • come e quando aprire la p.iva,
  • con quale codice ateco,
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Codice Ateco per influencer e content creator

Codice ateco per influencer e content creator

Dopo aver provveduto all’apertura della partita Iva per influencer e content creator sorge quindi il problema di stabilire il codice ATECO più appropriato. I giovani che attirano il pubblico sul web attraverso diverse piattaforme e i social, nonché coloro che creano contenuti di qualità per coinvolgere una community, riscontrano difficoltà nel regolare fiscalmente l’attività esercitata.

Serve pertanto un’integrazione dell’attuale sistema di classificazione delle attività economiche, visto anche l’elevato numero di ragazzi che lavorano online.

In assenza di codici ATECO appositi per influencer e content creator bisogna utilizzare:

  • 73.11.01 e 73.11.02, rispettivamente per l’ideazione e la conduzione di campagne pubblicitarie. La figura dello Youtuber professionale, invece, specificherà in sede di dichiarazione dei redditi gli stessi codici per le campagne pubblicitarie. Attenzione a non fare confusione con lo streamer, perché stavolta si prenderà come riferimento il numero 59.11.00.
  • 74.90.99 identifica le altre professioni NCA,
  • 90.01.09 le rappresentazioni artistiche,

Bisogna poi far presente che una volta assegnata la partita Iva per influencer e content creator, l’interessato verrà considerato a tutti gli effetti un lavoratore autonomo, ovvero una ditta individuale o un libero professionista. Questi professionisti potranno raggiungere tantissime persone anche oltre i confini nazionali e promuovono i brand allo scopo di intensificare le vendite.

In buona sostanza le mansioni che vengono giornalmente portate a termine non sono un mero passatempo, ma si rivelano un lavoro remunerativo che richiede vari adempimenti fiscali, oltre che una meticolosa gestione.

La scelta del regime fiscale

Alla luce di quanto spiegato fino a questo punto, l’apertura della partita Iva per per influencer e content creator non rappresenta un adempimento obbligatorio, almeno fino a quando il lavoro viene svolto solo ogni tanto e non genera incassi considerevoli. La situazione cambia in caso di lavoro abituale e costante, perché ciò implica il possesso della partita Iva, nonché la scelta del regime fiscale più adeguato.

Non è possibile suggerire un inquadramento fiscale che vada indistintamente bene per qualsiasi professionista, ma nella maggior parte dei casi i giovani optano per il regime forfettario agevolato, visti i numerosi aspetti positivi che si possono ottenere, a partire dalla riduzione delle imposte.

Chi rientra nel regime forfettario, infatti, non sarà tenuto a pagare l’Iva e ad emettere fatture con ritenuta d’acconto, ma dovrà versare l’imposta sostitutiva che sarà pari al 5% durante i primi cinque anni di attività, e successivamente del 15%. Il tutto a condizione che non verrà superato il fatturato di 65.000 euro l’anno perché altrimenti occorre passare al regime ordinario.

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Contributi previdenziali

Per quanto riguarda i contributi da corrispondere, l’importo varia in base all’apertura della partita Iva come influencer commerciante o libero professionista che esercita le mansioni autonomamente e senza alcun vincolo di subordinazione.

Nel primo caso è necessario iscriversi alla Camera di Commercio per poi versare il diritto camerale, nonché procede con l’iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti Inps, e corrispondere i contributi fissi che vengono commisurati in base al reddito. Sarà comunque possibile chiedere una riduzione dei contributi fino al 35%, ma in questo caso verrà ridotta anche l’anzianità contributiva.

Nel secondo caso bisogna iscriversi alla Gestione Separata INPS e procedere al versamento dei contributi in misura percentuale tenuto conto del reddito imponibile. Questo vuol dire che nel caso in cui i ricavi dovessero essere pari a zero non sarà necessario effettuare alcun versamento.

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In conclusione

A differenza di quello che si possa pensare l’apertura della partita Iva per influencer e content creator non è affatto semplice, in quanto durante l’iter possono presentarsi diverse criticità, specialmente con riferimento alla scelta del corretto codice ATECO, vista anche la lacuna attuale sulla classificazione delle nuove professioni attive online. C’è poi da considerare il regime fiscale, che solitamente sarà forfettario, ma quando non ricorrono certi presupposti reddituali dovrà essere necessariamente di tipo ordinario.

Il supporto tecnico di un commercialista si rivela fondamentale per regolarizzare al meglio il proprio business ed evitare spiacevoli sorprese future, come ad esempio un accertamento fiscale e conseguenti sanzioni pecuniarie. L’esperto saprà inoltre come suggerire la soluzione più adatta al caso specifico e identificare i codici ATECO in base al lavoro effettivamente svolto.

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Lucy Kaczara

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